Intervista a Mirco Menna – “Il senno del pop” – A cura di Stefano Bartolotta (Indie Roccia)

2018-03-13T10:25:04+00:00 1 03 2018|Il senno del pop, News|
MIrco Menna - Foto: Manuel Garibaldi

Mirco Menna – Foto: Manuel Garibaldi

 Roccia Ruvida: Mirco Menna

L’applauso indica, più che la mia bravura di artista, la tua contentezza di applauditore: si tratta di migliorare la qualità di questa contentezza, fosse anche a Sanremo.
Ben detto. Ed è vero anche che migliorare la qualità di un gusto equivale all’educare il gusto stesso. Punto e a capo. Mirco Menna è forse una delle penne più interessanti della poesia cantata di questa Italia odierna: cantautore, menestrello, radice francese e piglio “napoletano”. Lui che oggi pubblica questo nuovo bellissimo disco dal titolo Il senno del pop reagisce con grande competenza e maturità a queste banali provocazioni. Però è anche vero che tenersi al coperto di una buona favella in cui la battuta e il moralismo facile la fanno da padrone, è soluzione assai facile per portare a casa l’applauso del “pubblico pagante”. Come a dire: è ovvio che fai scena dimostrando a tutti che potevo attingere alle informazioni da un semplice click in rete. Vero è che si vince il duello quando l’intervistatore insolente viene messo al muro dimostrando la sua poca preparazione. O forse è altrettanto vero che si richiedeva maggiore acume, intellettivo e artistico: sono preparato? Forse invece sto solo facendo una intervista giornalistica che serve a condividere le risposte con tutti, anche con chi proprio non immagina chi sia Mirco Menna. Se bastasse cliccare non avrebbe senso alcuna intervista. Forse è anche questo il verso senno del pop. Punto e a capo. Dischi come questo sono una benedizione…

Un titolo simile: cioè? Avresti voluto fare un disco pop e non ci sei riuscito e quindi gli dai addosso? Oppure ecco l’ennesimo disco culturale che dall’alto della sua arte critica il main stream (che ovviamente non può avere dalla sua)?
A parer mio questo è un disco pop, e dall’alto della sua arte, con le sue belle manine pulite e il suo bel ditino puntato, critica il main stream confidando di diventarlo, prima o poi, main stream. La dico più chiara e indisponente: che il main stream, prima o poi, migliori.

Da più parti si dice di Mirco Menna come di un menestrello Bohémien. Un modo alternativo per darsi un tono?
Se lo si dice da più parti, è evidente che sono altri da più parti, mica io, a intonarmi sul tono che dici. Ma come sai, le parole menestrello e minestra condividono la stessa radice e in questo senso ci può stare, canto pe’ magnà, come diceva Ciccio Ingrassia.

E tu, da perfetto bohémien se vogliamo usare questa parola, alla fine insegui l’apparire mediatico come tutti quanti. Insomma, la vera spiritualità del mestiere non dovrebbe fermarsi alla creazione dell’opera? Belle chiacchiere per portare a casa un applauso ma poi tutti sgomitiamo per andare a Sanremo… o sbaglio?
Non sbagli, fino a un certo punto. Dove finisce la spiritualità del mestiere, intanto, comincia la corporalità della minestra. E l’applauso indica, più che la mia bravura di artista, la tua contentezza di applauditore: si tratta di migliorare la qualità di questa contentezza, fosse anche a Sanremo.

Ci ricordiamo del tuo disco dedicato a Domenico Modugno. Ma perché farci un disco? Che senso ha avuto? Quanti hanno cantato Modugno? Per un artista cantautore non è “umiliante” cantare le canzoni degli altri?
Risposta all’ultima domanda: no. Alla penultima: non ho indagato. Alla terz’ultima: molti sensi, tutti nella direzione del piacere. Alla prima: perché alla fine del concerto venivano a chiederci un souvenir e “andate a comperarvi i dischi di Modugno” non era una risposta soddisfacente: così, abbiamo registrato un live e lo abbiamo fatto diventare un cd. Ad ogni modo, la risposta a tutte queste tue domande era già qui http://www.mircomenna.com/album/io-domenico-e-tu/
Si capisce che non ti sei preparato.

E come al solito leviamo di torno l’ascia di guerra e torniamo seri. Perchè Mirco Menna rappresenta una delle punte più pregiate della canzone d’autore che vive nel sottobosco, proprio alle porte del terreno edificato dei famosi. Una canzone dove regna sicuramente il gusto e un valore poetico. Ma in fondo, anche se scherzando con domande stupide che spero abbiano dato lo spunto per non mandarla a dire a qualcuno, il concetto che vorrei veicolare è assai importante: tanta cultura, non solo da parte tua ma da tantissimi fronti. Ma oggi, interessa a qualcuno? Il tuo grande bagaglio artistico, culturale, musicale: come fa i conti con un’indifferenza dilagante oserei dire su tutti i fronti?
Non credo sia questione di avere chissà mai quale bagaglio artistico e culturale… ho una certa età, questo sì. E in effetti in altri momenti della mia vita, tutti passati, ho visto meno indifferenza, come dici, in giro. Meno isolazionismo, meno presunzione di bastare a se stessi, siamo i più “appartamentati” della storia. L’appartamento è un valore supremo, dal chiuso del nostro essere appartati ci mettiamo in connessione con la vita, anzi, con la rappresentazione della vita e dei viventi. Non è un granché per la curiosità, per l’empatia con i nostri simili. A causa di una serie di motivi su cui non staremo qui a menarla, siamo diventati in gran parte indifferenti ai nostri simili. Però… però io mi rivolgo agli altri, a quelli che indifferenti non sono: ci troviamo bene e siamo in crescita, sebbene la cronaca di vita percepita non si accorga.

Fonte: Indie Roccia

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: