Mirco Menna: “Il senno del pop” – intervista a cura di Silvio Terenzi (DeaPress)

2018-03-13T10:25:05+00:00 21 02 2018|Il senno del pop, News|

Nuovo lavoro per Mirco Menna, bolognese, burattinaio della parola cantante di gusto estetico e di peso poetico. Un francesista napoletano dal piglio decisamente romanzato. Insomma di definizioni potremmo trovarne numerose ma di sicuro c’è che questo nuovo disco dal titolo “Il senno del pop” è uno scrigno di grandissimo pregio stilistico, di belle sensazioni e di grandi composizioni. La faccia pregiata della canzone d’autore italiana. Che poi probabilmente, è proprio questo un alto concetto di “pop”, popolare come da tradizione, come da radici, come da culto di quello scenario da cui proveniamo.

Un nuovo disco dopo il grande tributo a Modugno. Oggi la tua canzone d’autore risente ancora di quelle influenze?
Probabilmente sì… come con tutto ciò che, una volta dato, diventa imprescindibile.

Silvia Donati, Gianni Coscia e poi Zibba. Qual è il filo conduttore che fa stare assieme queste collaborazioni sotto lo stesso disco di Mirco Menna?
Reciprocamente, l’amicizia personale e la stima professionale. Silvia Donati è stata, durante tutto il percorso di questo album, una presenza costante e fondamentale. A Zibba piaceva la canzone e a me piaceva che lui la cantasse con me. Nel caso di Gianni Coscia c’era, in più, una certa vicinanza al tema del brano, per motivi diciamo territoriali e sentimentali: è una canzone dedicata al pittore Pellizza da Volpedo, quello de Il Quarto Stato.

E poi nel disco anche 2 Live storici della tua carriera: come mai hai scelto proprio queste due tracce?
Una è una canzone che avevo già inciso con Banda di Avola nell’album “…e l’italiano ride”, qui riproposta in versione acustica, in quartetto. E l’altra perché è bellissima, lo dico senza presunzione dato che si tratta di un brano di Giorgio Gaber, “Chiedo scusa se parlo di Maria. La registrammo una dozzina di anni fa per Il Mucchio Selvaggio, stava lì così bella e nascosta e ben suonata… le abbiamo affidato l’onore/onere dell’ultima traccia: quella del congedo e del buon sapore che resta nelle orecchie.

Fonte : DeaPress

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